L’Auditorium di Mecenate: storia di una scoperta sensazionale

Gaio Cilnio Mecenate (68 a.C. – 8 a.C.), amico del primo imperatore di Roma, Ottaviano Augusto, fu uno degli uomini più ricchi e potenti della Roma antica. Fece edificare una sontuosa villa nel quartiere dell’Esquilino, adornata da giardini lussureggianti, boschetti, fontane, statue: i celeberrimi Horti di Mecenate.

Uomo di grande cultura, Mecenate fondò un circolo di intellettuali e poeti – di cui facevano parte, tra gli altri, Virgilio, Orazio, Livio e Ovidio – che si riuniva presso la sua sfarzosa residenza: il “circolo letterario di Mecenate”.

Per secoli si pensò che l’intera domus e i suoi tesori fossero andati completamente perduti, fatti salvi i reperti esposti ai Musei Capitolini nelle “Sale degli Horti di Mecenate”, fino al colpo di scena del 1847: durante i lavori di costruzione del nuovo quartiere Esquilino, venne clamorosamente ritrovato un grande ambiente facente parte dei gloriosi Horti: un’ampia sala semisotterranea larga 13 metri e lunga 24, dotata di un’abside semicircolare e una gradinata costituita da sette stretti gradini concentrici. Agli scopritori parve essere un Auditorium, un ambiente, cioè, dedicato a spettacoli teatrali e musicali, ma gli studiosi sono oggi unanimemente concordi nel ritenerlo invece un meraviglioso “triclinio estivo”, cioè una sala per banchetti, nella quale Mecenate e gli intellettuali si incontravano, riuniti intorno a triclini (letti su cui i romani si sdraiavano per mangiare) e tavoli imbanditi con le succulente pietanze che il padrone di casa offriva ai suoi importanti ospiti. La sala seminterrata garantiva un piacevole fresco anche durante i mesi più caldi e le gradinate, erroneamente ritenute gli spalti di un Auditorium, erano in realtà parte di un meraviglioso ninfeo, una fontana monumentale con una cascatella che dolcemente scendeva lungo i gradini, allietando il cenacolo degli intellettuali.

Le decorazioni pittoriche, ancora oggi visibili, consentono di intravedere la magnificenza di questo luogo un tempo immerso nella natura: le nicchie della sala furono affrescate con scene naturalistiche come se fossero delle finestre aperte su rigogliosi giardini con piante e fiori, uccellini che spiccano il volo, balaustre, vasche e fontane. Alcune decorazioni pittoriche hanno lo sfondo di colore rosso cinabro, un pigmento che all’epoca era molto costoso e che solo le persone particolarmente facoltose potevano permettersi; altri affreschi raffigurano invece scene dionisiache, richiamando la funzione conviviale del triclinio.

Questa visita speciale è un viaggio indietro nel tempo: sarà come tornare al I secolo dopo Cristo ed entrare nel cuore degli Horti, ospiti di Mecenate, all’interno del suo incantevole e raffinato triclinio-ninfeo.

 

 

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